Scienza, società e tecnologia del ‘900 

Il metodo scientifico moderno è nato con Galileo Galilei. L’uomo, divenuto scienziato, ha smesso di essere un semplice osservatore dei fenomeni naturali e ha incominciato a interrogare la Natura con il metodo sperimentale. Lo scienziato moderno non è più interessato al «perché » ultimo ma al «come », cerca le leggi che governano i fenomeni naturali. La Scienza moderna non risponde a tutti i perché che gli antichi pensatori si poneva­no, ma le leggi della Scienza hanno un immenso potere che le teorie antiche non potevano avere.

Le leggi che lo scienziato scopre o ipotizza sono espresse nel linguaggio della matematica attraverso formule ed equazioni che legano tra loro grandezze fisiche. Attraverso le leggi fisiche, lo scienziato è in grado di predire con precisione il comportamento di determinati sistemi e l’evoluzione di fenomeni naturali. Conoscere nel senso della Scienza vuol dire prevedere; compiendo misure nel laboratorio possiamo ottenere informazioni con una certa precisione su quello che è avvenuto miliardi di anni fa, su quello che potrà avvenire tra miliardi di anni e su quello che avviene a miliardi di chilometri di distanza; possia­mo risalire indietro nel tempo fino ad avvicinarci addirittura alle origini del nostro Universo.

Grazie alla Scienza, l’uomo si è liberato dalla grande maggioranza delle malattie, dalla fame, dal freddo e dalla fatica fisica. L’impatto della Scienza sulla società ha preso forma soltanto in tempi recenti. I primi segni di questa evoluzione sono stati osservati con la rivoluzione industriale del secolo decimonono. Uno degli elementi chiave del progresso è stato ad esempio l’invenzione del mo­tore, capace di moltiplicare la forza muscolare dell’uomo e dell’animale tradizionalmente al suo servizio.

L’uomo ha dunque cominciato a sviluppare la Tecnologia, e cioè l’arte di costruire. Lo sviluppo tecno­logico derivato dalle conoscenze scientifiche ha prodotto enormi trasformazioni sociali, l’industrializzazione ha ri­chiesto un grandissimo numero di persone allo scopo di assicurare il controllo del processo produttivo..

La Scienza dunque risulta la madre della Tecnologia, a sua volta responsabile dell’immenso progresso economico e so­ciale della società di oggi. Ma quali sono i rapporti tra Scienza e Tecnologia? La Scienza, in tutte le sue discipli­ne, ha per oggetto la scoperta delle leggi che governano il nostro mondo; “ Lo scien­ziato è l’uomo che vuole leggere il libro della Na­tura, che lo appassiona come e più di un romanzo e ha tra l’altro una grande caratteristica, quella di non esaurir­si mai”. ( Carlo Rubbia, 1987)

La Tecnologia è invece il dominio dell’utile, di ciò che serve, si produce, si compra. Il suo sviluppo corrisponde in generale a mutamenti rapidi del livello di vita dell’uomo e a grandi problemati­che politiche ed economiche.

Le scoperte che si ot­tengono nel campo della Scienza fondamentale si appog­giano sull’uso continuato e sullo sviluppo di tecnologie di avanguardia. A sua volta, la Tecnologia attinge a piene mani e si avvantaggia enormemente del bagaglio scientifi­co accumulato indipendentemente dalla Scienza pura.

Se si fa un paragone con il passa­to, la novità maggiore nei rapporti fra Scienza e Tecnolo­gia consiste in un’accelerazione dei tempi nei quali avven­gono questi interscambi e in un’estensione impressionante delle tecnologie nate nell’ambito scientifico alla vita quo­tidiana. Basti pensare al progresso nel campo della medicina, che mette a disposizione della diagnostica medica macchine sempre più perfe­zionate per esplorare l’interno del nostro corpo.

Uno degli aspetti più preoccupanti della Scienza è oggi rappresentato dalle ap­plicazioni dell’energia nucleare, con il concetto di bomba e di reattore. Senza dubbio, a questo proposi­to, l’incidente della centrale sovietica di Chernobyl segna una data: è infatti la prima volta in cui ciò che è accaduto in una centrale nucleare ha avuto conseguenze gravi per l’ambiente e per le popolazioni su distanze inimmaginabili.

La fiducia nella Scienza è rimessa in discussione, e con essa la libertà dello scienziato. Bisogna proibire certi svi­luppi, porre dei limiti alle conoscenze umane? Lo scienziato, in quanto tale, deve rimanere indipen­dente e libero di ricercare e di comprendere il mondo che lo circonda. Tuttavia nel momento stesso in cui le rende note, perde il controllo sull’utilizzazione pra­tica delle sue scoperte. Sta quindi alla comunità creare delle strutture e dei meccanismi protettivi nuo­vi e più efficaci in modo da assicurare che gli sviluppi della Scienza non siano tra­sformati in strumenti di disastro da una schiera di tecno­crati e di «apprendisti stregoni». Con l’aumento delle co­noscenze e con lo straordinario potere che ne deriva, le applicazioni della Scienza, al livello della Tecnologia, de­vono essere sottoposte a un controllo molto più severo di quanto sia avvenuto finora.

Gran parte dell' opinione pubblica sembra timorosa delle novità portate dalla scienza. Che si tratti della diffusa diffidenza verso le tecniche di ingegneria genetica, o della malfidenza dimostrata dal governo per il finanziamento della ricerca e dell' università, o dell' indifferenza rivelata dalla maggioranza dei votanti in occasione del recente referendum sulla fecondazione assistita, si direbbe che la scienza torni ad essere guardata con sospetto.

Le applicazioni della ricerca scientifica pervadono oggi a tal punto ogni aspetto dell' esistenza, da rendere evidente come la scienza non sia più opzionale: non è qualcosa di cui le nostre società potrebbero fare a meno.

 La scienza italiana, che nel Rinascimento era la più avanzata al mondo, subì una durissima battuta d' arresto dopo il processo a Galileo; nei trecento anni successivi, almeno da noi, l' indagine scientifica dovette farsi strada molto faticosamente per vedere riconosciuta la sua legittimità. Ancora prima dell' ultima guerra, il più eminente filosofo italiano del tempo, Benedetto Croce, dichiarava che le affermazioni della scienza sono pseudoconcetti, privi di valore reale. Darwin e la selezione naturale sono tuttora considerati, non da tutti, con grave diffidenza.

La scienza, insomma, non è un avversario, ma combatte al fianco di ciascuno di noi. Essa è ricerca della verità: perché mai avere paura della verità? E importante distinguere, prima di tutto, fra scienza e tecnologia. La scienza nasce dalla curiosità e dal desiderio di cercare risposte a molte domande. La tecnologia è scienza applicata, e nasce dal desiderio di risolvere problemi pratici. La scienza è insieme madre e figlia della tecnologia, perché le scoperte scientifiche rendono possibili le applicazioni tecnologiche, e le applicazioni tecnologiche consentono di costruire gli strumenti necessari per avanzare la ricerca scientifica, ma i loro destini sono separati. La scienza si limita ad accumulare conoscenze e a vagliarle, per cui è neutra da un punto di vista etico; la tecnologia non può essere neutra, mai.

La scienza nasce dall' osservazione, dal ragionamento e dall'esperimento, che chiunque può ripetere per verificare la validità delle conclusioni. Anche nella ricerca non mancano le truffe, gli abusi, gli esperimenti fasulli e i falsi utili ad acquistare notorietà. Ma le esperienze che vantano risultati interessanti vengono controllate da altri, e la verità viene sempre a galla prima o poi. La tecnologia è soggetta a infinite manipolazioni, che non nascono necessariamente dal desiderio di recare beneficio all' umanità, ma forse soprattutto dall' ambizione e dal desiderio di ricchezza e di potere, per esempio i medicinali.

Nella storia umana, l'esempio più clamoroso di questo conflitto fra scoperta e applicazione è l' invenzione dell' agricoltura e dell' allevamento, che hanno permesso all' umanità di superare crisi alimentari e di aumentare di numero di mille volte in diecimila anni, ma hanno anche innescato quei processi di inquinamento, di desertificazione, di sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, di riduzione della biodiversità, che ci stanno portando oggi a nuove gravissime crisi.

 L' applicazione dell' energia nucleare è un altro importantissimo esempio di arma a doppio taglio. La paura della scienza non ha una motivazione razionale, perché la scienza si limita a descrivere come funziona la natura. E sulle applicazioni date alle scoperte che bisogna procedere con cautela. I fisici che costruirono l' arma atomica furono praticamente costretti a farlo, perché se i nazisti vi fossero giunti prima di loro sarebbero divenuti invincibili. Ma una volta che fu pronta divenne appannaggio dei politici e dei generali.Gli scienziati che inventarono l' ingegneria genetica si autoimposero una moratoria e un rigidissimo codice di procedure sugli esperimenti, in attesa di capire se vi era pericolo in ciò che andavano sperimentando.

Nella società contemporanea, ignorare la scienza è come ignorare la costituzione, o lo stesso alfabeto. Privi di questi strumenti, non è possibile cooperare alla costruzione di una società civile.

A tal proposito è opportuno analizzare nello specifico alcune innovazioni di cui l’umanità si è servita grazie al “progresso scientifico” ; questo era evidente nella tecno­logia, le macchine moderne funzionavano in massima parte a vapore, ed erano fatte di ferro e acciaio. Il carbone era diventato la fonte senza paragone più importante di energia industriale: pari in Europa (Russia esclusa) al 95%. D’altro canto le nuove fonti di energia, elettricità e petrolio, non avevano ancora un’importanza primaria, anche se nel 1880-90 la produzione di energia elettrica su vasta scala e il motore a com­bustione interna stavano ormai diventando prospettive concrete. Nel 1890 perfino gli Stati Uniti contavano appena tre milioni di lampade elettriche, e all’inizio degli anni 1880 l’economia in­dustriale più moderna d’Europa, quella tedesca, utilizzava an­nualmente meno di 400.000 tonnellate di petrolio.

Le macchine di gran lunga più grosse e potenti del XIX secolo erano le più visibili e udibili di tutte: erano le circa 100.000 locomo­tive ferroviarie che trainavano, sotto grandi pennacchi di fumo, in lunghi convogli, quasi 2 milioni e 750.000 carrozze e vagoni

Un altro sottoprodotto della tecnologia moderna è la rete di linee telegrafiche sorrette da file interminabili di pali di legno, lunga tre o quattro volte il sistema ferroviario mondiale.

La biotecnologia ebbe un’ applicazione di mercato ancora più rapida. Tecniche di ricombinazione del DNA, cioè tecniche per combinare i geni di una specie con quelli di un’altra, furono riconosciute per la pri­ma volta come praticabili nel 1973. Meno di vent’anni dopo la biotec­nologia era una delle basi principali per gli investimenti medici e agricoli.

Sebbene noi ci riteniamo esperti in un campo o nell’altro - almeno nel caso riteniamo di essere quel genere di persone che possono rimettere a posto un certo tipo di marchingegno se non funziona, o che possono progettarlo o costruirlo -, di fronte alla mag­gior parte degli altri prodotti della scienza e della tecnologia che incon­triamo nella vita quotidiana, noi restiamo ignoranti e profani. E anche se non lo fossimo, la nostra comprensione di ciò che fa funzionare la cosa che stiamo usando, e dei principi che spiegano quel funzionamento, è in gran parte irrilevante, così come il processo di fabbricazione delle carte da gioco è ininfluente per il giocatore di poker, almeno per quello onesto. I fax sono progettati per essere utilizzati da persone che non hanno idea del perché la macchina a Londra riproduce un testo inserito in una analoga macchina a Los Angeles. I fax non funzionano meglio se a usarli è un professore di elettronica.

Insomma la scienza è diventata adesso non solo qualcosa che pochi sono in grado di capire, ma qualcosa che molti disappro­vano pur dovendo ammettere di dipendere sempre di più da essa.